Blockchain, che rivoluzione farà?

Tra rischi normativi e vantaggi tecnologici, uno studio EY mostra come la tecnologia Blockchain garantirà una maggiore sicurezza nello scambio di informazioni e dati sensibili attraverso i registri distribuiti, abilitando nuovi servizi interoperabili.


In un’epoca in cui il trend sul digitale abilita nuovi servizi, la sicurezza di dati e informazioni appare sempre più importante e la Blockchain è la risposta più concreta ai problemi di sicurezza, trasparenza, interoperabilità e privacy. Si tratta di un protocollo informatico considerato disruptive per le trasversalità della tecnologia in vari segmenti di mercato e la numerosità dei campi di applicazione. Un abilitatore di trasparenza, che ribalta il paradigma secondo il quale al controllo fisico delle informazioni corrisponde una maggiore sicurezza dei dati. A ciò si aggiungono i cd. Smart contract, oggetti informatici capaci di replicare in chiave digitale le disposizioni frutto di una negoziazione tra due o più parti, o clausole contrattuali, senza intermediari, nonchè di verificare ed eseguire automaticamente le stesse clausole pattuite. Come spiegato da Claudio Meucci, Partner e Market Leader ADVISORY MED di EY, la Blockchain è un primo esempio concreto di sharing economy delle infrastrutture tecnologiche, ovvero un ecosistema decentralizzato e condiviso di potenza computazionale che può essere utilizzata da chiunque per sviluppare servizi innovativi in diversi settori come nel welfare, nell’industrial production, nell’intellectual property e nei processi di notarizzazione, rendendo possibile la convivenza della sicurezza dei dati e la loro interoperabilità. Lo sviluppo delle soluzioni blockchain parte a nostro avviso dalla chiara comprensione di quali benefici la tecnologia possa apportare ai processi erogati dalle aziende, sia verso l’esterno che verso l’interno delle stesse organizzazioni, andandone in alcuni casi a ridefinire attori, filiere e servizi. La “catena di blocchi” garantirà la creazione di un ambiente fiduciario per migliorare la user experience del consumatore, ma dovrà essere utilizzata per incrementare l’interoperabilià tra i sistemi, diminuendo i costi delle infrastrutture di rete, per un ampliamento di una value proposition sempre più personalizzata verso il consumatore finale.
Gli investimenti in tecnologia Blockchain hanno superato nel 2015 il valore di $ 1,4 miliardi (si stimano $2,5 miliardi a fine 2016), e che sono stati registrati più di 2.500 brevetti per diverse applicazioni della tecnologia. Dopo un primo momento di diffidenza per le vicende connesse alle speculazioni del Bitcoin, grandi colossi hanno iniziato a sperimentare numerose applicazioni della Blockchain, spingendo la sua diffusione esponenziale nel mercato. L’amministrazione di Dubai ha annunciato un progetto di rilancio del turismo sfruttando la tecnologia Blockchain per la creazione e lo scambio di punti fedeltà, i cosiddetti Dubai point, che premiano i visitatori di musei e luoghi di interesse e che possono essere spesi presso i partner dell’iniziativa (tra cui ci sono già compagnie di trasporti e ristorazione). La società Ripple ha creato un sistema di settlement internazionale che sfrutta una Blockchain alternativa a quella Bitcoin e che vanta tra i suoi investitori e clienti alcune tra le più importanti istituzioni finanziarie. Alcuni colossi hanno integrato delle piattaforme Blockchain (le cosiddette Blockchain-as-a-Service) all’interno dei rispettivi servizi cloud, per permettere ai clienti di sviluppare soluzioni in un ambiente cloud che sfrutta i registri distribuiti. Anche il Governo UK, dopo aver studiato a lungo questa tecnologia, ha messo a disposizione delle pubbliche amministrazioni una Blockchain-Platform-as-a-Service. Tuttavia, sembrano mancare le competenze professionali su un tema così specifico e altamente tecnologico. Basti pensare che, stando a recenti studi, su circa 18,5 milioni di sviluppatori software nel mondo solo 5.000 sono developer esperti di tecnologia Blockchain, con differenti livelli di competenza. E lo stesso vale per gli altri temi fortemente connessi alla tecnologia, come per le questioni normative e fiscali.
Ciò determinerà, necessariamente, l’esigenza di un intervento legislativo, non solo di livello nazionale ma anche europeo e comunque sovranazionale, volto a chiarire e regolare tali novità. Le capacità ricettive del legislatore dovranno essere anche piuttosto rapide, considerando i tempi di evoluzione del mondo digitale notoriamente molto accelerati. E i professionisti del diritto dovranno esser capaci di operare con qualità sia in questa fase di transizione e di non-regolazione che in quella successiva di implementazione di nuove strutture legislative e regolamentari come evidenziato in una recente pubblicazione di EY “Blockchain, contratti e lavoro. La ri-rivoluzione del digitale nel mondo produttivo e nella PA” (M. Faioli, E. Petrilli).
Ma quali saranno in futuro i principali campi di applicazione e servizi innovativi basati sulla Blockchain?

Uno di questi è certamente il settore assicurativo, dove la Blockchain permette, ad esempio, il settlement automatico dei sinistri certi e l’esecuzione automatica delle clausole contrattuali, migliorando i sistemi di audit e di claims management. Un caso concreto sono le polizze assicurative per i servizi di sharing economy in modo tale da renderli più sicuri e affidabili. Altri ambiti impattati sono la notarizzazione e la tutela delle proprietà intellettuali, per le quali la Blockchain assicura un elemento probatorio forte ai fini del riconoscimento del diritto di paternità dell’opera e per registrare in tempo reale gli update dei quaderni di laboratorio per le invenzioni che richiedono milioni di euro di investimento alle funzioni di R&D.  Chi maggiormente può trarre beneficio dall’adozione diffusa della Blockchain è sicuramente la Pubblica Amministrazione: chi si sta muovendo in questo senso sono, ad esempio, il Governo UK e il governo Svedese, il quale sta sviluppando soluzioni con questa tecnologia per le registrazioni catastali e le compravendite immobiliari. Il Media & Entertainment è un altro settore che può essere totalmente rivoluzionato dalla tecnologia Blockchain: alcune startup del settore hanno infatti sviluppato una piattaforma crittografica capace di contrastare la pirateria web tracciando i contenuti scaricati illegalmente. Altre applicazioni degne di nota, in quanto molto interessanti in termini di possibili ripercussioni economiche, sono l’IoT e il KYC. In quest’ ultimo caso, ad esempio, è possibile identificare le persone legando i propri dati personali ad oggetti fisici, reinventando il concetto di password. Con queste logiche è possibile attivare un “effetto rete” i cui nodi sono costituiti da Banche, Compagnie di Assicurazioni, Enti pubblici e Identity provider, che certificano le informazioni e le condividono in una piattaforma di data access management sicura, distribuita e privacy responding.
EY Italia si propone quindi di essere un attore principale dell’ecosistema Blockchain capace di intercettare e promuovere un nuovo concetto di sviluppo distruptive dei processi del mondo pubblico e privato, facilitando l’interlocuzione tra aziende, start-up (avendo creato un osservatorio di più di 300 start-up presenti nel mondo) e PA, attraverso un modello di innovazione che possa tradurre in casi reali i benefici apportati dalle nuove tecnologie.

Claudio Meucci – Partner, Market Leader Advisory Med di EY
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